LA FESTIVITÀ

I festeggiamenti in onore del SS. Crocifisso del Sacro Monte di Brienza (Potenza) - la festa più sentita non soltanto dalla popolazione locale ma anche da quella di tutto il Mezzogiorno - si caratterizzano in due fasi: rito di andata a maggio - ascendente - dalla Chiesa madre di Brienza al Santuario in cima al Sacro Monte, e rito discendente di ritorno a settembre, quando dal monte si torna in città. Per via dell'enorme affluenza dei pellegrini, nel 1814 la chiesa divenne santuario e l'anno successivo il papa Pio VII concesse al luogo indulgenze plenarie e parziali. Il 24 luglio del 1815, infatti, per volere dello stesso Pontefice, il Santuario fu aggregato alla Basilica di Santa Croce in Gerusalemme di Roma per cui, visitando questo Santuario, si acquistano tutte le indulgenze che possono acquistarsi visitando i luoghi sacri di Gerusalemme. Originariamente veniva venerata una scultura lignea policroma del Cristo in croce, risalente al XVI sec., che nel 1960 fu sostituita con l'attuale Crocifisso opera di G.V. Mussner di Ortisei. La scultura lignea originaria è oggi conservata sull'altare maggiore della Chiesa di San Zaccaria a Brienza. La statua è di rara bellezza ed i tratti intensi del Cristo hanno da sempre colpito profondamente i fedeli. Narra la tradizione che il Crocifisso, una volta terminato di essere scolpito, avesse preso vita all'improvviso e cominciato a parlare domandando all'artista come avesse fatto a raffigurarlo in maniera così perfetta.

MAGGIO

La Salita al Sacro Monte

Nella prima domenica di maggio, originariamente il giorno 3, ricorrenza liturgica dell'Invenzione della Croce, avviene il solenne pellegrinaggio  del SS Crocifisso sul Monte Sacrato. Dalla Chiesa della SS. Annunziata (in passato la processione muoveva dalla chiesa di S. Maria Assunta, chiesa matrice di Brienza), fino al Santuario sul Sacro Monte, lungo un percorso di circa 5 km., si snoda una processione solenne: in questa occasione, la Madonna Addolorata accompagna il figlio Gesù in processione fino al largo San Nicola allo Spineto dove, dopo una funzione religiosa, le due immagini si separano.
La Madonna Addolorata rientra nella chiesa matrice mentre Gesù crocifisso viene portato a spalla fino al Santuario per un cammino ripido e faticoso segnato dalle colonnette della Via Crucis. Il lungo ed intenso pellegrinaggio non di certo intimorisce i fedeli, fra i quali c'è ancora chi, oltre alla Sacra Immagine di Gesù, porta sul proprio capo i cinti: antiche e pesanti strutture di legno alle quali vengono applicate delle candele votive, decorate a seconda della propria fantasia e gusto artistico.
Giunti al Santuario, il SS. Crocifisso resterà lì esposto alla pietà e alla devozione dei fedeli fino alla terza domenica di settembre: è questo il periodo particolare nel quale i devoti di un tempo approfittavano della Santa Messa domenicale per recarsi in pellegrinaggio al Sacro Monte.
Ancora tutt'oggi, tuttavia, tanti sono i fedeli che anche da paesi limitrofi vi si recano, per cercare una grazia o ancor più la Santa Indulgenza.

Qui di seguito alcuni stralci di un articolo pubblicato il 28 aprile del 1940 sul quotidiano "Il Mattino":

"..la lunga processione si snoda lungo il viottolo angusto che si apre attraverso l'erta montagna ad ogni svolta man mano che l'ascesa diventa più ripida e faticosa, un diverso paesaggio appare al nostro sguardo. A destra, a sinistra, alle volte la montagna appare brulla e rocciosa, poi improvvisamente si costeggiano zone alberate, boschi fitti di castagno , alberi maestosi di querce, qualche vigneto, rustiche casette, poi di nuovo rocce e burroni.

Si cammina a rilento perchè il viottolo tagliato nella montagna non è molto agevole, l'erta è faticosa- la statua del Cristo Miracoloso pare che vacilli sulle spalle dei quattro robusti giovani.

Ma si va, si sale, ed il lungo cammino non affatica- felici di quell'ascesa che par dovesse aver per meta il cielo- felici di accompagnare Cristo Crocefisso in questo simbolico viaggio al Monte Calvario, viaggio che si ripete ogni anno il 3 maggio. ll Sacro Monte, che è distante 5 km dall'abitato, pare che voglia proteggere con la sua mole maestosa la cittadina di Brienza, pare voglia raccoglierla tutta intorno sè in un abbaraccio paterno. E' nominato appunto Monte Sacrato del SS Crocifisso per la pia ed antichissima tradizione di portarvi il Cristo al doloroso viaggio e da quando il 14 luglio 1814, S. E. Paolo Garzilli, Vescovo di Marsico e Grumento, ufficializzò le numerosissime grazie che i fedeli ottenevano dall'immagine miracolosa del Cristo, che in essa si venerava specialmente accompagnando Gesù dal paese al Monte.."

SETTEMBRE

La Discesa

Le celebrazioni della terza domenica di settembre, giorno del rientro solenne nella chiesa madre di Brienza, e che cade qualche giorno dopo la festa liturgica dell'Esaltazione della croce, sono più complesse e la partecipazione dei fedeli è più ampia ed estesa. Per l'occasione giungono molti pellegrini dei paesi limitrofi e molti degli abitanti emigrati in giro per il mondo ritornano al paese. Durante il Santo Ottovario - otto giorni prima della processione di ritorno - i fedeli possono ottenere le indulgenze plenarie e parziali. Trascorsi questi giorni, la domenica mattina, dopo la Messa Solenne e la benedizione, il Cristo viene disteso su un telo di porpora e preceduto dal clero e dalle confraternite e seguito dai giovani che portano sul capo "i cinti" - complesse composizioni votive di candele - sul capo e dal resto dei fedeli, ridiscende dal monte verso la chiesa dell'Annunziata.

Mentre la processione scende dal Santuario a monte verso Brienza, dalla Chiesa Matrice si avvia una seconda processione che accompagna la Madonna dell'Addolorata, vestita di bianco e seguita da fanciulle nella stessa tenuta, incontro al Figlio: il commosso momento dell'incontro, accompagnato dai sacri canti, detto "l'affrontata" avviene alle porte del paese, qui le due processioni si fondono diventando un unico corteo.

La lunga processione giunge infine, fra preghiere e suoni di ciaramelle e zampogne, in piazza dove si volge il cosiddetto volo dell'angelo. Il momento del volo dell'angelo, rito di origine non chiara forse connesso al culto di San Michele, rappresenta sicuramente un altro degli aspetti caratteristici di questa cerimonia: un bambino, vestito da angelo, sospeso a mezz'aria su un cavo teso fra due palazzi e trattenuto da corde, viene calato e sollevato per sette volte sul Crocifisso e sulla Madonna, mostrando al popolo dei fedeli i sette simboli della Passione: incenso, calice, corona di spine, spada, croce, lancia, cero e recitando nello stesso tempo strofe sulla Passione.

Di seguito un altro interessante paragrafo tratto dall'Archivio Parrocchiale di Brienza e che descrive la festività di settembre:

"Nella terza domenica di settembre, cantata la messa solenne, colla solita esposizione del SS.MO, inteso il sermone, e ricevuta la benedizione, l'adorabile immagine, dopo essere stata vegliata dai fedeli per tutta la notte precedente, ornato il suo seggio di ricca porpora, preceduta dal clero, da religiosi, dalle confraternite, seguita da numeroso stuolo da giovani donne con in capo i "cinti" gratuite offerte della pietà dei fedeli, non che da numeroso popolo, muove dalla cappella, e si incammina per la volta della città, fra il canto de' sacerdoti, fra il dolce suono de' musicali strumenti e lo sparo de' moschetti. La guardia urbana disposta in bell'ordine fiancheggia la imponente processione, e di quanto in quanto ancora essa fa risuonare l'aria collo sparo de' suoi fucili. Tutto spira devozione, e pietà cossichè ad ogni passo e forza far alto acciò la gente, che via facendo si incontra potesse avere la consolazione di essere ammessa al bacio de' ss.Mmi piedi del Crocifisso Signore lavandoli con le sue lacrime, come la maddalena. Ma già la processione con coll'adorata immagine è a vista e vicinanza della città. Essa ha già passato il ponte , e se finora il di lei aspetto è stato commovente, in questo punto essa intenerisce i cuori più duri. Quivi l'incontro di due processioni, una cioè che ha mosso dalla chiesa madre colla immagine dell'addolorata, produce nell'animo degli astanti un effetto da non potersi esprimere. Al mirare maria, vestita a bruno, bella quanto mai nel suo dolore, che va incontro al suo crocifisso signore, seguita ancor essa da altre vergini nella stessa tenuta, e colle medesime offerte sul capo,al mirarla, io dico, non v'è chi possa trattenere le lacrime. In questo punto l'anima prova un sentimento, che partecipa a quello provato dà dolcissimi cuori di gesù e di maria nell'amaro incontro sulla via, che portava al calvario. Un misto di pietà, di dolcezza, di pentimento, e di amore la inebria a segno, spontanee e copiose scorrono dagli occhi di tutti le lacrime. Lo sguardo di ognuno, seguendo i movimenti del cuore, erra quasi incerto e diviso tra il figlio e la madre, e par che non sappia a chi de' due prima rivolgersi, ed in più saziare il cuore. E' questo un sentimento, che a d'uopo provare per poterlo intendere, e per provarlo non ci è altra via che trovarsi presente. Soddisfa con tale spettacolo la pietà de' fedeli, e delle due processioni fattene una, essa divotamente si avanza e tra il fragore di un continuo fuoco, fra l'armonico suono delle campane, e il concerto de' musicali strumenti, attraversa in bell'ordine tutta la città. Giunta nel mezzo della piazza, un ragazzo in angelica tenuta, stando a mezz'aria, dà altro divoto spettacolo, quello cioè di presentare al crocifisso,ed alla di lui madre addolorata maria gli strumenti dell'amara passione, recitando nello stesso tempo analoghe strofe. Ciò fatto, tira dritto alla chiesa madre.. nel fondo del coro mirasi innalzato magnifico tosello, ove collocate le preziose immagini, rimangono esse ivi esposte alle adorazioni de' fedeli, stando maria appiè del crocifisso.."

Il cinto

I cinti

“Gesti antichi, segni ripetuti e visti ripetere, di padre in figlio, di nonno in nipote, che scaldano l’anima al fuoco di tradizioni che parlano di Dio, della Madonna e dei Santi. Una ricchezza da “proteggere, promuovere e, se necessario purificare. (…) ”

Benedetto XVI

 
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La costruzione

A seconda della propria fantasia e gusto artistico, i cinti cambiano di forma, altezza e peso. Qui sotto troverete una serie di immagini delle fasi della costruzione di un grande cinto a raggiera, che vuole imitare un grande ostensorio e di tanti altri cinti realizzati dai pellegrini e fedeli al SS Crocifisso.

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Antica espressione di fede, i cinti sono di certo uno degli aspetti più interessanti dei festeggiamenti in onore al SS Crocifisso del Sacro Monte di Brienza.

Tipici di quasi tutta l'antica Lucania (Basilicata appenninica e parte del Cilento), i cinti sono delle pesanti costruzioni di candele, applicate ad un rigido telaio di legno e portati sul capo in processione durante i relativi pellegrinaggi di ascesa e discesa dal Monte Sacro. 

La tradizione vuole che siano portati soltanto dalle donne, ma negli ultimi anni nemmeno gli uomini più temerari hanno sottratto il loro aiuto nel recupero di questa bella e antica tradizione, che a volte vede la costruzione di cinti molto grandi che possono arrivare anche a un peso pari a 100 kg (come nella foto accanto).

I motivi che spingono i fedeli alla costruzione di un cinto possono essere svariati, ma tutti sempre riconducibili alla profonda fede e devozione al SS Crocifisso. In genere si chiedono particolari indulgenze, grazie o voti personali ed è usanza far benedire il cinto prima della partenza verso il Sacro Monte.

Una volta terminata la festa, le candele benedette vengono slegate e donate ai fedeli che le richiedono: esse vengono usate in particolari momenti di preghiera e quando ci si vuole unire in comunione spirituale col SS Crocifisso in qualsiasi momento dell’anno.

I cinti durante la loro costruzione vengono poi decorati a seconda della propria fantasia e gusto artistico: particolare è l'utilizzo dei mazzetti di grano nella solennità di settembre che un tempo venivano donati alla parrocchia per consentire la produzione delle ostie.

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La fiaccolata e processione dei cinti votivi

Altro momento suggestivo dove partecipano tanti pellegrini da tutta Italia, è la fiaccolata e la processione dei cinti votivi nella vigilia della solennità della festa di settembre (terza domenica).

I fedeli si radunano in piazza davanti la chiesa della SS Annunziata, fanno benedire i cinti e, una volta salutata la Sacra Effigie della Madonna Addolarata si avviano alla volta del Sacro Monte con in capo i pesanti cinti e gli strumenti tipici della tradizione. Una volta giunti sul Monte Sacro qui ci resteranno per tutta la notte,con l'intento di vegliare la Sacra Effigie miracolosa del SS Crocifisso fino all'alba del dì di festa.

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Gli antichi suoni della tradizione 

Non c'è festa del SS Crocifisso senza i Suoi devoti zampognari.

Ciaramelle, zampogne e organetti con il loro suono arcaico omaggiano e accompagnano il Crocifisso Miracoloso durante i pellegrinaggi di ascesa e discesa dal Sacro Monte e assieme ai devoti pellegrini, seguono i canti e le preghiere devozionali lungo tutto l'arco dell'anno.

Qui di seguito troverete alcuni video e foto caratterizzanti di questa antica e bella tradizione, che vede onorare il SS Crocifisso del Sacro Monte di Brienza in diverse  occasioni: durante la santa veglia, la processione e la fiaccolata dei cinti votivi.

 

Gli zampognari salutano il SS Crocifisso del Sacro Monte

Suoni e canti devozionali al SS Crocifisso 

Gli zampognari del SS Crocifisso

Negli ultimi anni tante sono state le riscoperte di antiche usanze e tradizioni legate al secolare culto del SS Crocifisso del Sacro Monte di Brienza e da ormai tre anni non mancano, come in passato, i tipici zampognari e strumentisti di ciaramelle e organetti che animano con fede e devozione la festività in tutti i suoi momenti. Canti, nenie, preghiere di ascendenza addirittura medievale, fanno da cornice a questa bella ed autentica espressione di fede in onore del Crocifisso Miracoloso.

Gli strumenti in questione, utilizzati e costruiti ancora tutt'oggi specialmente nell'aera geografica del Pollino (Basilicata) hanno origini antichissime, risalenti addirittura alla civiltà greca. Il primo strumento musicale di carattere pastorale e agreste trae difatti la sua primitiva origine dal "flauto di Pan", formato di canne riunite. Quando delle varie canne, trasformate in pive fatte di legno di bosso o di olivo, ne furono innestate altre in un sacco di pelle che serviva da serbatoio d'aria, si ebbe la zampogna che anche i Latini conoscevano sotto il nome di "tibia utricularis".

I veri maestri e costruttori di questi antichissimi strumenti vivono ancora tutt'oggi a confine fra la Basilicata e la Calabria, nel Parco Nazionale del Pollino e ogni anno con profonda devozione e fede omaggiano la Sacra Effigie del SS Crocifisso di Brienza.

Processione dei cinti votivi in partenza dal paese per il Sacro Monte

Gli omaggi al SS Crocifisso del Sacro Monte di Brienza

 

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La Sacra Effigie del SS Crocifisso del Sacro Monte di Brienza