Gli antichi versi declamati nel rito dell'Angelo- AD 1925-1927

Oggi condividiamo con voi un prezioso documento di repertorio: gli antichi versi dell'Angelo che venivano declamati durante il rito dell'Angelo davanti alle sacre statue del SS Crocifisso e di Maria Addolorata, nei solenni festeggiamenti settembrini. I versi furono composti da Giuseppe Paternoster nel 1927 ed utilizzati fino alla sostituzione con quelli attuali, più corti ma sicuramente non meno belli e ricchi di significato rispetto a questi più antichi.


Il testo è il seguente:


Salve o verbo eterno e trino - che salvasti il peccatore, salve, salve, a te m'inchino - luce eterna eterno amore, oggi porto a te l'omaggio - del tuo popolo randagio.

Salve o Madre, che il tuo Figlio – nel suo duol seguisti ansante, con cuor chiuso e asciutto ciglio - ma con fibre e forze infrante prendi or parte ai suoi onori come un tempo ai suoi dolori. Esultate o genti pie prone ai piè del Redentore, di Burgenzia per le vie – a Lui date omaggio e onore, suoni ovunque il suon di festa - che la Fede manifesta voi che a Lui con cor devoti – già sacraste alpestre monte che racchiude i vostri voti - che disserra arcana fonte voi coi fior della natura gli sacraste ogni alma pura. Calice:

Più dal cielo or non ti manda il tuo eterno Genitore l'amarissima bevanda che dal calice o Signore, tu sorbi sti fino in fondo - per salvare tutto il mondo. Alla bocca tua divina – spesso l'uomo cattivo e ingrato questo calice - avvicina - che di sangue ancor sudato ti fa, come un dì nell'Orto - quando prima a Te fu porto. Corona di spine :

Non di spine oggi s'adorna - il tuo capo sacrosanto ne sul corpo tuo ritorna - oggi il falso regal manto che allietaron del tuo scherno - fin gli abissi dell'inferno. Questo ramo oggi è bel segno della gloria tua divina sol ricorda il Tuo gran Regno - ch'ogni limite sconfina si mutò in divin fulgore - il diadema di dolore. Croce: Questo legno che gravoso - le tue spalle curve rese questo legno che penoso - le tue scarni membra tese oggi è il simbolo glorioso - del martirio più fruttuoso. Brilla ovunque la tua Croce - che rimembra il sacro scempio leva ovunque la sua voce - che richiama al grande esempio, e riscuote ovunque un canto - ch'è il suo impero ed il suo vanto. Lancia: Crudelmente questa lancia - Verbo Eterno aprì il tuo petto, non fe cenno la tua guancia - il tuo labbro non fe detto, che dal cor così ferito - già il tuo spino era partito. Squarcia o lancia il sen pietroso - della ria perfidia uma na, da tal mal afflitto e roso - questo popolo risana, e il tuo Bene alfin riacquisti per costato che feristi. Spada: Questa spada il cor trafisse - della Vergine Maria s'è com piuto ciò che disse - ogni antica profezia: di Suo Figlio ogni tortura - risent quest'alma pura. Pensa o popolo devoto - di Maria l'acuto duolo, duolo ad altre madri ignoto - duol che fissa tenue al suolo, della croce ai pie pensosa - la Gran Madre dolorosa. Cero: Questo cero sia il tributo - che a te dona oggi Brienza; Tu gradisci il suo saluto - o infinita sapienza: questo cero o Verbo accendi - e una grazia ai figli rendi. Questo cero dia la luce - nella notte del peccato sia la guida che con duce - pel sentiero tribolato, porti tutti all'alte sfere -- del divino tuo volere.





79 visualizzazioni0 commenti